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sabato, 12 gennaio 2008
Sono tornata in Canada, dopo una vacanza fantastica (grazie davvero a tutti!).
Impressioni cosi', come vengono:

- la lettura di Chatwin, Anatomia dell'irrequietezza, che mi ha intrigato per il titolo (tanto familiare), ed assolutamente conquistata. Soprattutto, mi ha folgorata l'idea che l'umanita' (e ciascuno di noi) si divide in nomadi e stanziali, Caini e Abeli. Mi ha fatto improvvisamente realizzare quanto ancora sia nomade, come abbia pochissime cose a casa mia perche' sento la partenza imminente, e quanto sia divisa fra amore per oggetti-libri-vestiti (stanziale), e una sorta di iconoclastia (nomade), che mi porta a maltrattare le cose mentre do tutto quello che posso nei rapporti umani...
- la lunga chiacchierata nel volo Roma-Toronto con Keith, un canadese di Victoria, che  tornava da un viaggio di due mesi in Italia per piacere, e con cui abbiamo scambiato (in circa 10 ore insieme) punti di vista davvero complementari su Italia e Canada. Entrambi  siamo partiti su posizioni molto negative sui rispettivi paesi ed entusiastiche sul paese ospitante (sorvolando l'europa, lui innamorato del cibo italiano, io dell'integrita' canadese). Ma alla fine della chiacchierata, dopo aver attraversato l'oceano e visto il labrador ghiacciato (un'esperienza mozzafiato), ci siamo reciprocamente ridimensionati: gli ho fatto notare come meglio potevo quanto l'Italia sia rigida ed ancora legata a vecchi schemi cattolici-mafiosi-reazionari, e lui  mi ha aperto gli occhi sulla passivita' canadese in materia di politica estera e nella gestione delle proprie risorse. Penso di aver capito piu' del Canada in quelle 10 ore che in un anno che sono qui
- lo exterminator, che e' tornato a casa mia perche' chiaramente ora le formiche CI SONO, ma con cui ormai siamo in rapporti amichevoli, e ci lasciamo messaggi del tipo 'caro sterminator, puoi controllare dietro il frigo?' ' ma certo, grazie per  l'informazione, buona giornata'
- la mia vita canadese, la sensazione di essermi rimessa in autostrada dopo una deviazione per stradine di campagna, i mille impegni, la bellezza del lavoro, le strane coincidenze per cui sembrano cascarmi in grembo cose che mi servono (casse per il computer, stampanti, racchette da squash), la gita a sciare settimana prossima che non vedo l'ora, il sole che splende fuori dalla mia finestra e alcune cose che mi mancavano davvero, fra cui:



...il brunch a base di bagel, cream cheese e salmone :-)

 vostra, irrequitamente felice, mate
raccontato da: MaTe alle ore 20:12 | P-link | commenti (1) / commenti (1)(pop-up)
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domenica, 16 dicembre 2007

Ho imparato questa nuova parola. Blizzard. Vuol dire tormenta, ed e' quello che c'e' ora fuori dalla mia finestra. Le previsioni parlano di 40 cm di neve, e ci ritroveremo (come e' gia' successo un paio di volte) con la neve che copre  non solo gli alberi ed  i tetti, ma le macchine, le panchine, i cestini della spazzatura, appiattisce tutto, smussa i contorni ed attutisce suoni ed emozioni.

E sotto questa coltre uniforme, milioni di persone che nonostante tutto escono, fanno shopping, vanno a ballare, si divertono. Vengono da tutto il mondo, parlano almeno 5 lingue, e si sposano creando gli incroci piu' strani: peruviani con libanesi, taiwanesi con pakistani, israeliani con tailandesi, norvegesi con cubani. Come Jasmine e Brian, che ho conosciuto venerdi' sera: lei mezza cinese e mezza quebequiose, ma sembra indiana, lui nato a Trinidad con sangue spagnolo e creolo nelle vene.
Si sono sposati e vogliono dei bambini, bambini che parleranno inglese e francese di default, piu' il cinese della mamma, lo spagnolo del padre, e magari ci scappa anche un po' di portoghese, a quanto dice Brian. E di che nazionalita' saranno questi bimbi? Canadese, ovviamente, ma piu' che altro Montrealese.

Montreal, senza un'anima ma con mille anime diverse, che costruisce ogni giorno una nuova identita' in risposta a una moltitudine di stimoli e/o attacchi dall'esterno, che siano tormente di neve o flussi migratori. Invece di pestare i piedi e lamentarsi, Montreal cerca di trarre il meglio persino dalle intemperie, tanto da amare l'inverno e non poter immaginare di vivere senza la montagna, gli sci, lo snowboard, gli omini di neve, la poutine (un pasticcio di patate fritte e formaggio fuso con una cremina ipercalorica, che non si puo' mangiare a meno che non si venga da una lunga sciata a meno 20, nda). Invece di guardare con sospetto lo straniero che porta la sua -alle volte elevata- professionalita' nel mercato del lavoro canadese e potrebbe rappresentare un potenziale concorrente, si entusiasma e lo invita a cena, a teatro, a sciare. Sfrutta situazioni che altrove potrebbero essere di
fficili o esplosive a suo favore,  e vede nella complessita'  la sua principale ricchezza. In effetti, e' la complessita' che le da' un senso. E' il turbinio di neve che vedo ora dalla mia finestra, che cadendo su Montreal si quieta e copre tutto di bianco.

Di tutte le citta' dove ho vissuto, questa e' quella che mi somiglia di piu'.
Mercoledi' saro' di nuovo a Cagliari, e sono proprio curiosa di vedere che effetto mi fara'.

ps: la foto l'ho trovata qui:
http://www.garretwilson.com/photos/1998/february/montrealsnow.jpg
raccontato da: MaTe alle ore 19:15 | P-link | commenti (4) / commenti (4)(pop-up)
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venerdì, 23 novembre 2007
Quando, intorno a Giugno, una delle mie piu' care amiche qua si e' data alle pulizie in grande stile (quelle del genere smonta-finestre, svuota-armadi, lava-muri, per intenderci), avevo fatto spallucce  con un sorriso di sufficienza a fior di labbra,  e ricordo di aver pensato nettamente che quel genere di cose non fa per me, come le scarpe a punta, le ballerine e i tatuaggi. Certe cose le  lascio agli altri.

Dev'essere a quel punto che la dea delle pulizie domestiche ha deciso di punire la mia ubris (questo peraltro dev'essere stato proprio la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma la poveretta doveva essere stufa di me gia' da un po'). E in pieno stile epico ha mandato un'invasione di formiche a tipo piaga. Non formiche qualsiasi, badate bene, ma una specie di formiche dal nome altisonante e vagamente egizio di formiche Pharao (la dea delle pulizie domestiche fa le cose con stile). Non solo, ma l'ha fatto in modo tale che da me formiche non se ne sono viste, ma hanno seminato il terrore nei piani alti del mio building, tanto da rendere necessario l'arrivo dello sterminator. Si, lo sterminator (o, per dirla col mio portiere che e' argentino, lo esterminador): quelli della disinfestazione, insomma.

In pratica una sera rientrando a casa mi sono trovata un messaggio sotto la porta, in cui mi veniva spiegato che per risolvere il ricorrente problema delle formiche (ma quali formiche???) lo sterminator (chi???) sarebbe passato a disinfestare la mia casa il giorno x. Con crescente angoscia ho letto il resto del messaggio, nel quale mi veniva intimato di svuotare completamente la cucina e il bagno, tirare furoi qualsiasi cosa dalle dispense, eliminare residui di cibo e non protestare.

A seguito della visita dello sterminator mi sono ritrovata il soggiorno invaso dalle cose della cucina, la camera da quelle del bagno, e la sensazione di star traslocando. Sono rimasta in questo limbo per un po', perche' lo sterminator ha lasciato dietro di se' strisciate di un gel verde (veleno, credo) e della roba tipo segatura un po' qua un po' la nella dispensa (altro veleno, suppongo), che mi ha dissuaso dal rimettre tutto a posto subito. Ma oggi no, mi sono decisa e ho ripulito tutto (gel verde, segatura, sporco, qualsiasi cosa). Ci sono volute due ore ma eccola li' la mia cucina, bella che sembra uscita da un catalogo e pulita come solo un anno fa, quando mi ero trasferita qua.
La dea delle pulizie ha chiaramente vinto.

Altre cose meno zeracchesche:
-c'e' stato halloween, e la mate ha fatto un certo scalpore con un costume (sempre rigorosamente home-made) dal titolo 'the body's world', ispirato  a questa mostra:

-c'e' stato il mio compleanno, in occasione del quale mi sono fatta i capelli viola ma sono durati giusto una settimana
-alla mcgill e' tutto un va e vieni di cervelloni e premi nobel, ogni tanto mi guardo intorno e mi chiedo quand'e' che si accorgeranno di aver fatto un errore a prendermi
-inizia a nevicare, e Montreal e' bellissima
- A Natale torno a casa, quindi a presto!!

raccontato da: MaTe alle ore 05:32 | P-link | commenti (3) / commenti (3)(pop-up)
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domenica, 02 settembre 2007



...di come film, internet, circo, quadri, miti, parchi giochi e sogni appartengano allo stesso universo virtuale  e fantastico, di come le parole terrorismo e paura stiano solo in bocca a chi fa terrorismo e ha paura, di come la scienza l'amore e il sogno siano indistricabilmente legati, di come attraverso i sogni si possa cambiare la realta' e viceversa...
...di come la bellezza delle immagini, una sfrenata sceneggiatura e un immaginario onirico barocco e praticamente illimitato abbiamo scioccato la Mate, laciata per un'ora e mezza a bocca aperta, e fatta come lievitare sulla strada di ritorno dal cinemino a casa.

 Saranno le 12 ore di sonno, lo yoga, il ritiro spirituale che mi sono prescritta per il fine settimana o semplicemente PAPRIKA, ma sono invasa da questa deliziosa sensazione
di bellezza e leggerezza dell'essere -
quella sensazione che mi spinse ad aprire il blog
che mi fa venire voglia di esprimermi

che
va dicendo all'anima: '...sospira', e come vedi, ancor non m'abbandona
raccontato da: MaTe alle ore 04:15 | P-link | commenti (2) / commenti (2)(pop-up)
argomenti:recensioni

domenica, 08 luglio 2007
Direttamente dal mio I pod di un anno fa e' arrivato Manu Chao in concerto a Montreal (insieme a una marea di altra gente per il Jazz Festival)
Esattamente  anno fa cantavo con lui  'me dicen el desaparecido por no llevar papel', quando quelli dell'ambasciata del Canada a Roma mi aevano rispedito indietro senza permesso di studio per stupidi problemi burocratici: chi l'avrebbe mai detto che in 12 mesi l'avrei visto dal vivo? Per la cronaca: una passar' e acqua che non dimentichero' mai, ma il concerto fantastico, un'energia elettrizzante, i brividi per alcune canzoni e un doppio arcobaleno alle nostre spalle per imprimere per sempre nella mia memoria un ricordo bellissimo.






Questo we invece:
...dopo il BRUCO MELA:
 (Cagliari, Italia, 1982-2000)


e TERRA MITICA:

(Benidorm, Spagna, 2004)

Mate e' sbarcata a LA RONDE!!

(Montreal, Quebec, Canada, 2007)

dove, sempre per la cronaca, c'e' la montagna russa in legno piu' grande del mondo, e un numero imprecisato ma esorbitante di altre montagne russe e strumenti di scimbullamento vari. Fra le altre attivita' vi segnalo il baracchino dove per 20 dollari ti fanno la foto in costume stile western. Risultato?




...assolutamente worth it!!

Da Montreal e' tutto, passo e chiudo e vado a scrivere sto paper.
raccontato da: MaTe alle ore 23:46 | P-link | commenti (5) / commenti (5)(pop-up)
argomenti:eventi

giovedì, 28 giugno 2007














Il primo luglio e' la festa del Canada

Mentre pensavo questo lavandomi i denti mi sono ritrovata a fare la lista mentale delle cose che ho assorbito finora del canada, usi e sostumi ed espressioni e cosi' via.
In ordine sparso:

- non potrei piu' vivere senza i ristorantini bring your own wine (in realta' piu' che canadesi sono tipici di montreal). chic and cheap e costantemente pieni di gente, conclusione ideale di meta' delle mie serate

 - ormai ho adottato il sistema numerico canadese: 1500 non si legge milleecinquecento, ma quindici centinaia. sembra stupido e invece, almeno in inglese, accorcia molto e semplifica

- l'unica cosa ragionevole da farsi la domenica (e anche il sabato) mi sembra essere un bel barbeque

- ora tutti sanno che la mate non e' particolarmentre sportiva, ma da quando sono qui sto iniziando a vedere le cose in modo diverso. I canadesi amano la vita a
ll'aria aperta, i parchi, le domeniche di sole con amici a giocare a freesby, calcio, softball, volleyball, qualsiasi cosa in effetti...sono personcine attive e ti fanno venire voglia di dinamizzarti un po'

-l'asciugatrice: ora che fa caldo potrei anche stendere, ma mi sembra molto piu' pratico schiaffare tutto in asciugatrice...poco environmental friendly, mi rendo conto....

- a furia di vivere in un paese sterminato, ormai un viaggio di cinque ore mi sembra breve,  otto ore mi sembra regolare, dalle dodici in su magari e' un po' lunghetto. se penso che cagliari-alghero era il massimo che ritenevo umanamente possibile (con pausa ad abbasanta chiaramente)....

- se non sta proprio diluviando non uso piu' l'ombrello. al massimo un un cappello. i canadesi vanno in giro anche in piena bufera di neve senza nulla...a quei livelli non sono ancora arrivata.

Sono sicura che c'e' dell'altro ma ora questo e' tutto.
In pieno stile canadese sono le sette e vado a cena, un saluto a tutti!!
raccontato da: MaTe alle ore 00:22 | P-link | commenti (6) / commenti (6)(pop-up)
argomenti:canada

lunedì, 25 giugno 2007
A Montreal e' arrivata l'estate. Questo lo si deduce dal caldo, la quantita' di gente il costume da bagno-petto nudo-shorts inguinali in giro per la citta', ma soprattutto dall'inizio del torneo di softball della McGill.

Dopo aver provato il climbing, lo skating, lo sci, lo squash, le racchette da neve e tutta la gamma possibile di sport invernali, la Mate non poteva esimersi dal dare la sua adesione per la squadra del Dipartimento di Farmacologia. Il nome: The blueballs, e nel caso non lo sapeste blue balls in americano fa riferimento a quella particolare condizione quasi patologica che i soggetti maschili si trovano ad affrontare quando per prolungati periodi di tempo non hanno modo di espletare le noramli funzioni eiaculatorie...ditemi se esiste un equivalente italiano, perche' io non lo trovo.

Con cotanti presupposti, la prima partita e' andata con la Mate che viene letteralmente buttata in campo a battere (Fabri no, non in quel senso, dico battere con la bat, la mazza...no, non in quel senso, dico battere la palla che viene tirata...lasciamo perdere). Al quarto tentativo batte la palla,  e resta inebetita per circa 5 secondi -o mio dio, l'ho presa, l'ho presa-, inebetimento da cui viene risvegliata dalle urla della squadra 'run maria, ruuuuuun!!'. Inutile dirlo che ormai era un po' tardi, ma insomma in cuor mio pensavo che era un inizio incoraggiante. Per tutta la durata del gioco (che per la cronaca e' come il baseball ma la palla e' piu' grande, quello che  batte e il lanciatore sono della stessa squadra, e non si gioca se non c'e' birra in abbondanza) non ho capito una beneamata mazza, ma ero contenta di essere li.

Per la seconda partita ho pensato di prepararmi. Con tanto di disegnino a due colori il mio collega gnocco mi ha spiegato le regole del gioco. Mate pensa di aver capito tutto.
Arrivata al campo pero' le sue speranze si infrangono alla vista della squadra avversaria.
Trattasi della squadra del Thomson House (TH), il club dei dottorandi: mi sono tritrovata li' tutti i camerieri e cameriere delle varie feste dei venerdi' sera . Gente un po' bislacca. Diciamo che nel giro di 5 minuti uno di questi si e' messo in mutande (slip rosa) a giocare, senza smettere un attimo di urlare inni e slogan. Verso la fine della partita conoscevamo le sue parti intime meglio della mamma, credo.
Si insomma ero li' che mi chiedevo come avevo fatto a finire su un campo da softball con uno che gioca in mutande rosa, quando mi arriva la fatidica pallonata in testa. Si chiama softball ma la palla non e' per niente soft, anzi, e credo che fossi stata chesso' friulana o alto atesina, qualsiasi cosa altra che sarda, ci sarei rimasta sul colpo. Invece la fibra nostrana ha retto lo scontro, ma la prognosi e' ancora incerta.

Quello che e' seguito e' stato un po' un delirio di innings vinti e persi in maniera abbastanza casuale, molta birra, parecchi sfotto' da entrambi le parti, vento, un giocatore nostro direttamente dal Giappone di Prendi il mondo e vai (vedi figura) che per un attimo sembrava aver risollevato le sorti della partita ma e' durata poco, pausa di 30 min perche' era finita la birra e qualcuno e' andato a comprarne dell'altra, altri 4 innings, abbiamo perso.

La conclusione e' stata un sacco di pipi' un po' ovunque nei cespugli e muretti vicino al campo, dopodiche' io Anna e altri 4 siamo andati al Thomson House a bere altra birra a gratis piu' shots offerti dall'altra squadra (che signori).
Ed e' li' che e' scattato il dibattito sul tema 'Il softball come metafora della dinamica uomo donna'. Se dividiamo l'approccio fisico in quattro fasi, come le quattro basi del softball, che ordine attribuire a ciascuna base? Tutti d'accordo che home base e' l'atto completo (anche se qualcuno ha proposto che home base e' farlo con lei e la sorella gemella...), e la terza base (che precede l'home base) e' petting piu' o meno sesso orale (la parola petting qui non si usa, fra parentesi). Ma la seconda e prima base? c'era chi sosteneva che prima base e' il bacio a fior di labbra, e seconda e' lingua piu' mano sotto la maglietta, ma non tutti erano d'accordo. Abbiamo discusso di questo fino a mezzanotte. Loro sono andati a giocare a biliardino da qualche parte, io sono andata a casa con una sospetta commozione cerebrale e rimuginando le seguenti infallibili conclusioni:
- di softball (cosi' come dinamiche uomo-donna) non ne capisco nulla ma mi diverto un sacco
- fra incapacita' di capire il soft ball e la botta in testa...forse no, non vincero' il premio nobel
raccontato da: MaTe alle ore 00:21 | P-link | commenti (3) / commenti (3)(pop-up)
argomenti:sport

domenica, 24 giugno 2007

Non so se la cosa funzionera', ma ormai gia' che mi sono giocata il template del blog precedente o chiudo con Splinder o mi decido a iniziare questo blog dedicato a Montreal.

L'intro e' necessaria per specificare che:

1- il titolo, MaTe a MonTreal, e' una vaga allusione a tutte le cose che la Mate e questa citta' hanno in comune. Mi piacerebbe usare il blog a questo scopo: farvi vedere Montreal attraverso i miei occhi innamorati
2- la vita nella capitale non e' niente male: e' un tributo a una canzone di lorenzo (la vita nell'era spaziale non e' niente male, diceva lui), ma in realta' Montreal non e' capitale ne' del Canada (e' Ottawa) ne' del Quebec (e' Quebec City). Va da se 'che comunque e' la capitale indiscussa dell'arte, cultura e alcuni settori della scienza in Canada, quindi mi passerete la definizione
3- la foto non e' mia e quella non sono io, ma il posto e' uno dei miei preferiti a Montreal: i campetti davanti all'acquedotto. La struttura che si intravede a sinistra e' l'acquedotto,  e i tetti verdi sulla destra sono quelli del campus della McGill, la mia Universita'. Potete trovare questa e altre foto qui: le foto sono del signor Calligaris, che secondo me e' sardo e mi farebbe piacere conoscere prima o poi.
4- m'e' presa la foga del template fai da te ma insomma piu' che appiccicare una foto che mi piaceva non ho saputo fare (certo, al tempo stesso demolire il template precedente). Invoco il mio demiurgo perche' perdoni la mia ubris e magari butti li qualche consiglio tecnico, chissa'...

A si biri a tutti, a seguire un post sul softball com metafora di vita .
raccontato da: MaTe alle ore 23:19 | P-link | commenti (1) / commenti (1)(pop-up)
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